San Gregorio Treviso

Mutazioni – Canoni e Invenzione nello svolgersi del pensiero musicale

L’unione del concetto di mutazione con quello di musica richiama inevitabilmente il procedimento compositivo della variazione, uno dei più antichi e fortunati sistemi di elaborazione del materiale musicale. Ma questo programma non vuole includerla, se non marginalmente. L’intento è quello di esplorare il cambiamento in senso più generale, e di capire in quali modi esso possa farsi musica.
Le fantasie per liuto di John Dowland incarnano materialmente il passaggio, la mutazione storica dalla modalità del contrappunto rinascimentale al nuovo linguaggio tonale dell’armonia barocca, esibendole concretamente entrambe: il severo procedimento imitativo delle battute iniziali lascia via via il posto a blocchi accordali e all’utilizzo espressivo della dissonanza. E proprio dalla grande tradizione liutistica Claudio Ambrosini trae spunto per la sua Canzone curva. Da veneziano quale è, egli non può non fare i conti con il tesoro millenario che la sua cultura lascia in eredità. Per non venirne schiacciato, la via d’uscita è di guardare questa tradizione in prospettiva, ossia cambiare il punto di vista, senza irrigidirla in un cimelio museale, ma riportandola a nuova vita – inserendo citazioni da altri stili, da altri generi, da altre epoche – lasciandone tuttavia inalterata l’essenza. Anche nelle fughe di Johann Sebastian Bach a mutare non è l’oggetto in se stesso, ma la prospettiva cui cui lo si guarda: è vero che chi compone una fuga realizza un pezzo completamente monocentrico e rotante attorno al perno immobile del soggetto melodico da cui prende vita, ma – dal punto di vista della ricezione – egli pone chi ascolta nei panni del visitatore di una mostra d’arte, guidandolo attorno a una scultura per mostrarne, variando l’angolo di visuale, tutti gli aspetti che è in grado di esprimere. Nella musica dell’americano Terry Riley invece la costante mutazione è datadalla giustapposizione di sezioni poco o per nulla collegate tra loro. Utilizzando un linguaggio ampiamente influenzato dai modi della musica indiana (sebbene in Piedad le principali fonti di ispirazione siano Bach e Piazzolla), i suoi brani sono spesso privi di climax e strutture formali definite, e scorrono piacevolmente senza dare l’impressione di voler perseguire alcun fine particolare. Anche l’attività artistica di Toru Takemitsu è sempre stata tesa gettare ponti, al pari di Riley ma dall’altra riva, tra Est e Ovest. Il modo in cui raggiunge questo obiettivo è però diverso: egli muta d’abito, vestendolo all’occidentale, un corpo in tutto e per tutto orientale. I suoi pezzi sono infatti ricoperti da una esteriorità presa a prestito dal nostro vocabolario musicale, ma nell’avvicendarsi puntiforme di eventi privi della consequenzialità su cui è fondato il grande repertorio classico europeo manifestano la loro essenza squisitamente giapponese. Un sovvertimento della discorsività occidentale è compiuto, questa volta dall’interno, anche da Benjamin Britten, che regala alla chitarra un tema con variazioni invertito, in cui cioè queste ultime precedono il primo. Perciò, se tradizionalmente il tema era una sorta di postulato da cui il compositore derivava, elaborandone di volta in volta una o più potenzialità, le variazioni, l’esperienza di ascolto del Nocturnal è più simile ad un susseguirsi di stati emotivi notturni a cui viene dato senso soltanto nell’epifania finale costituita dalla comparsa del tema di Dowland.

Carlo Mattiuzzo è diplomato con il massimo dei voti al Conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia, dove attualmente sta frequentando il Diploma Accademico di Secondo livello. Ha intrapreso gli studi accademici con Maurizio Neso, completandoli nella classe di Florindo Baldissera. Si è poi perfezionato con Andrea Dieci e Bruno Giuffredi a Milano, e con Oscar Ghiglia all’Accademia Chigiana di Siena, dove ha sempre ottenuto il Diploma di Merito.
Ha partecipato a seminari e masterclass di Elena Casoli sulla musica contemporanea. Primo premio in vari concorsi (tra cui “Rospigliosi” e “Riviera Etrusca”), si esibisce come solista e in formazioni da camera. Esegue sia repertorio tradizionale che nuova musica con e per chitarra, tenendo prime esecuzioni (S. Fontanelli, D. Ianni). Suona stabilmente in duo con il flautista Gabriele Guglielmi, con l’obiettivo di valorizzare il repertorio di qualità poco eseguito scritto per questa formazione.
Ha collaborato con l’ensemble di musica contemporanea “L’arsenale” di Treviso eseguendo tra gli altri Salut für Caudwell, brano per due chitarre di Helmut Lachenmann. Affianca, con entusiasmo, all’attività artistica quella didattica. I suoi allievi sostengono con brillanti risultati esami di certificazione e di ammissione in Conservatorio, e vengono premiati in concorsi di esecuzione musicale.
È docente di chitarra presso le scuole medie ad indirizzo musicale. Ha conseguito con lode la laurea in Filosofia presso l’Università “Ca’ Foscari” di Venezia con una tesi sulla sociologia della musica di Th. W. Adorno.

Programma

John Dowland (1563-1626)
Farewell

Claudio Ambrosini (1948)
Canzone curva detta “dell’occhiolino” (1972, stesura 1992)

Benjamin Britten (1913-1976)
Nocturnal after John Dowland op. 70 (1963)

Meditativo
Molto agitato
Inquieto
Ansioso
Quasi una marcia
Sognante
Cullante
Passacaglia – misurato
Molto tranquillo

*

Toru Takemitsu (1930-1996)
Muir Woods (1995)

Terry Riley (1935)
Piedad (1995)

Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Preludio, Fuga e Allegro BWV 998

Carlo Mattiuzzo

chitarra classica

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