San Gregorio Treviso

INSTRUMENTA RESONANTES Giovan Battista Vaglica, organo a Letizia Butterin, clavicembalo

INSTRUMENTA RESONANTES per il “VENETO FESTIVAL MUSICA ANTICA” di Oficina Musicum l’organista Giovan Battista Vaglica e la clavicembalista Letizia Butterin

Venerdì 28 Dicembre, ore 20,45


Un concerto singolare, questo, che vede l’organista palermitano Giovan Battista Vaglica e la clavicembalista veronese Letizia Butterin, concertare con due strumenti completamente differenti dal punto di vista della produzione sonora, ma equivalenti a riguardo della letteratura tastieristica. Il confronto, anche nella liturgia, tra il clavicembalo e l’organo portativo costituiva una prassi usuale nel periodo tardo-barocco. Nelle chiese, in occasione dell’esecuzioni dei Mottetti e di grandi celebrazione liturgiche, come i Vespri e quant’altro, i due strumenti erano presenti, si alterna-vano e si integravano in un consolidato sodalizio sonoro. Poco noti i due compositori per tastiera Piazza e Terreni che apriranno il concerto. Antonio Francesco Soler fu invogliato alla musica dal padre, musicista dell’esercito, che, all’età di 6 anni, lo inserì nella scuola di canto dell’Abbazia di Monserrat; a 23 anni avrebbe poi indossato l’abito di monaco, entrando nell’ordine di S. Gerolamo, presso il monastero dell’Escorial. Grazie alle sue conoscenze musicali, divenne organista e Maestro di Cappella dello stesso monastero sino alla morte. Anche da monaco, continuò gli studi musicali a Madrid con l’organista di corte. La maggior parte della sua produzione tastieristica è dedicata al suo talentuoso allievo, l’Infante Don Gabriele de Borbon, componente della famiglia reale. La caratteristica delle sue composizioni strumentali è dettata da un generale equilibrio, manca nella sua Sonata il bitematismo ed il senso di contrasto, vi è un sostanziale utilizzo del basso albertino e di elementi che richiamano la tradizione spagnola dei secoli precedenti. I concerti per organo sono in totale 6, e sono pensati per l’organo spagnolo, cioè uno strumento ricco di ance, con la caratteristica delle trombe en chamade, principali con diametri molto larghi e quindi molto dolci (flautado); trovare, dunque, la condizione per eseguire su due strumenti spagnoli i concerti di Soler è certamente arduo, ma il ripresentarli con due strumenti comunque simili ed equilibrati, come il positivo ed il clavicembalo, è operazione meritoria e lecita. Pur occupandosi di un genere poco “sacro”, cioè la danza, il veneziano Giovanni Picchi, nella sua “Intavolatura di balli d’arpicordo”, tiene a presentarsi come Organista della Casa Grande di Venetia; e comunque, stazionò perlomeno dieci anni nella chiesa di S. Maria dei Frari, della medesima città, anche avendo cercato di passare come organista a S. Marco, ma senza nessun successo. La sua fama dunque, più che come organista è legata a quella di compositore di balli; particolari risultano alcune di esse, come quella Ongara, nell’aspetto della variazione, della ornamentazione e della tecnica strumentale, da buon organista, preferisce uno stile contrappuntistico a quello omofonico, ed in quest’ultimo si lascia andare liberamente all’arte della ornamentazione e della variazione. La Bottega organaria dei Serassi di Bergamo rappresenta per la storia dell’organo italiano una tappa importante; essa, infatti, si inserisce nella tradizione tardo-settecentesca rinnovandola e creando un nuovo modello italiano ottocentesco. I tratti caratteristici di questa nuova sintesi sono l’affermazione dell’organo-banda e la conseguente cantabilità teatrale, pur cercando di mantenere un forte legame con il passato (come, per esempio, nella formazione del ripieno a file separate). La ditta si espande in tutto lo Stivale, anche in Sicilia, dove “sbarcano” due operai dei Serassi: Alessandro Giudici e Casimiro Allieri; essi, trasferendosi nell’Isola, ne hanno orientato la tradizione costruttiva, rinnovandola con il nuovo indirizzo e condizionando le future scelte. Con le composizioni di Bach, tocchiamo il genere della trascrizione. La Siciliana è un movimento lento che fa parte di una sonata per flauto e clavicembalo. La cantata BWV 29 fu scritta nel 1731 per un evento extra liturgico, l’inaugurazione di un nuovo consiglio comunale, ed è una delle poche a presentare una Sinfonia come movimento di apertura, movimento che ha vissuto un periodo di incredibile popolarità nel 1968, quando Walter Carlos ne ha approntato una trascrizione esuberante per sintetizzatore elettronico – all’epoca, una novità – inserito nell’album “Switched-On Bach”.

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