San Gregorio Treviso

Ensemble Horizonte

ENSEMBLE HORIZONTE
Sabine Ochsenhofer FLAUTO
Jörg-Peter Mittmann OBOE
Merve Kazokoglu CLARINETTO
Helene Schütz ARPA
Mareike Neumann VIOLINO
Maria Pache VIOLA
Johannna Zur VIOLONCELLO
Valerio Sannicandro DIRETTORE

Jérôme Combier MANIÈRE NOIRE (2006) PER CINQUE MUSICISTI 

Malika Kishino LAMENTO (2014) PER DUE STRUMENTI AD ARCO
Younghi Pagh-Paan RAST IN EINEM ALTEN KLOSTER (1992/94) PER FLAUTO BASSO 

Jörg-Peter Mittmann LAMENTO (2008) – MUSICHE DI MONTEVERDI PER SETTE MUSICISTI
Salvatore Sciarrino MURO D’ORIZZONTE (1985) PER FLAUTO, CORNO INGLESE E CLARINETTO 

Valerio Sannicandro SILVAE (2013) PER FLAUTO, CORNO INGLESE, CLARINETTO, VIOLINO, VIOLA, VIOLONCELLO E ARPA
Iannis Xenakis CHARISMA (1971) PER CLARINETTO E VIOLONCELLO
Jean-Luc Darbellay MYTHOS (2013) PER SEI MUSICISTI

Mito, Visione, Modernità

L’Ensemble Horizonte, nel programma diretto da Valerio Sannicandro, propone un percorso in cui i vari linguaggi della musica di oggi si declinano secondo immagini extra-musicali. L’eccezionalità dell’evento sonoro si sposa con la meraviglia del racconto mitologico e della fede cristiana, assumendo forme ed estetiche tanto diverse quanto appassionanti.
Benchè il mito venga associato quasi direttamente con la mitologia greca (“Silvae” di Valerio Sannicandro, ispirato dalle Metamorfosi di Ovidio), storie e parabole con un forte valore simbolico od esplicativo, finanche a racconti di fenomeni grandiosi costituiscono un corpus di quello che si può definire mitologia cristiana.
Entrambi gli aspetti, con tutto il valore evocativo di un certo arcaismo, appassionano la creazione musicale di oggi (‘Lamento” di Jörg-Peter Mittmann da Monteverdi) proponendo a volte un vera e propria introspezione che sa di rituale (“Manière Noir” di Jérôme Combier, libera trascrizione di Leçons de ténèbres per il mercoledì santo di François Couperin) interpretando musicalmente momenti della vita e della morte dell’umanità (“Lamento” di Malika Kishino o “Rast in einem alten Kloster” di Younghi Pagh-Paan).
Ma il mito, come racconto meraviglioso, e la visione come momento epifanico, a volte si distaccano da ogni assonanza con elementi del passato e divengono autonomi, come un tipo di “gesto musicale” (“Mythos” di Jean-Luc Darbellay) o come estrema discesa nel mistero e nell’oblio (“Muro d’orizzonte” di Salvatore Sciarrino).

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